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Al via REliVE-L per il recupero di cultivar locali tradizionali lombarde

notizia pubblicata in data : mercoledì 6 dicembre 2017

Al via REliVE-L per il recupero di cultivar locali tradizionali lombarde

Il 2 novembre è ufficialmente iniziato il progetto “Buone pratiche per il recupero, la coltivazione e la valorizzazione di cultivar locali tradizionali lombarde (REliVE-L)”, cofinanziato dall'operazione 1.2.01 "Informazione e progetti dimostrativi" del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Lombardia, di cui il Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Ambiente dell'Università di Pavia è capofila.

Questo progetto prevede una serie di eventi informativi (workshop e seminari) rivolti principalmente agli agricoltori interessati a diventare “agricoltori custodi” o già produttori di cultivar tradizionali “ritrovate”, ma anche ai tecnici agronomici che poi seguiranno tali aziende agricole, affinché acquisiscano i necessari strumenti tecnici e le opportune conoscenze per operare una corretta conservazione in situ (on farm) delle cultivar tradizionali locali e per poter poi anche realizzare nuove filiere produttive e nuove possibilità di reddito. Tutti i seminari sono registrati e quindi possono essere anche scaricati e visti in qualsiasi momento; è sufficiente connettersi al seguente link, dal quale si accede alla pagina web dell'Università della Montagna, che contiene tutti i seminari finora svolti nell'ambito del progetto RELIVE-L.

In Lombardia, regione a forte impronta agricola su base estensiva, esistono ancora molte piccole realtà produttive locali tradizionali di tipo ortivo e cerealicolo, soprattutto in ambiti agricoli particolari, ed in particolare nelle zone di montagna (Alpi e Appennini), ma anche in prossimità dei grandi fiumi padani (ad es. Oltrepò mantovano o pavese). Normalmente non sono individuate dai prestigiosi marchi di identificazione delle eccellenze agroalimentari (DOP, IGP, STG), ma spesso sono comunque conosciute, anche se ad un pubblico ristretto; alcune invece, recentemente, sono state registrate al MIPAAF come “Varietà da Conservazione”; infine, moltissime comunque si sono guadagnate l’interesse dei piccoli produttori e dei consumatori, grazie a feste e sagre di paese. Altre volte invece, purtroppo, sono in via di scomparsa  o addirittura già estinte in coltura. Stiamo parlando di piante coltivate negli orti dei nostri nonni e bisnonni, oppure di cereali e pseudocereali “antichi”. Tra i tanti, possiamo citare: la cipolla paglierina di Sermide, quella rossa dolce e precoce di Breme, la dorata di Voghera, il peperone di Voghera, la zucca cappello da prete mantovana, l’anguria da mostarda cremonese, la radice amara di Soncino, il mais nero spinoso della Valle Camonica, il mais spinato di Gandino, i fagioli borlotti di Gambolò, la patata di Campodolcino, il riso vialone nero del pavese, il grano saraceno delle Alpi lombarde e tanti altri.
Per definizione, una cultivar locale tradizionale (in inglese landrace) è una varietà locale di una coltura che si riproduce per seme o per propagazione vegetativa con una popolazione variabile, comunque ben identificabile e che usualmente ha un nome locale. Divulgare le buone pratiche per il recupero e il mantenimento delle sementi e per la gestione delle coltivazioni di queste cultivar “speciali” diventa dunque importante, se non strategico, per tentare di salvaguardarle, ma anche per migliorare la qualità dei prodotti agroalimentari delle aziende lombarde, incrementare l’occupazione giovanile e favorire lo sviluppo sostenibile regionale, con importanti ricadute sul territorio locale (sviluppo o rilancio di piccole filiere alimentari, eventi locali a carattere gastronomico e turistico, come le sagre di paese).
Dato che le cultivar tradizionali locali, per la loro corretta coltivazione, necessitano di capacità tecniche ormai perse e in gran parte da recuperare, ma anche dell’ausilio dei moderni mezzi offerti dalla scienza (come la capacità di individuare e contenere le micotossine che si possono sviluppare sui cereali), il progetto vuole fornire agli agricoltori interessati a diventare “agricoltori custodi” o già produttori di cultivar tradizionali “ritrovate”, ma anche ai tecnici agronomi, i necessari strumenti tecnici e le opportune conoscenze per operare una corretta conservazione in situ (on farm) delle cultivar tradizionali locali, anche attraverso tecniche avanzate di mantenimento in purezza e per poter riprodurre semente di qualità (autoproduzione, avvio di piccole ditte sementiere), attraverso tecniche specifiche sia di coltivazione che di conservazione delle sementi (home seed bank), al fine di realizzare nuove filiere produttive e nuove possibilità di reddito.

Tutte le attività previste saranno rese note attraverso le pagine web dedicate al progetto, mentre richieste di ulteriori informazioni potranno essere indirizzate a: Dott.ssa Elena Tazzari -  elenarita.tazzari01@ateneopv.it
Informazioni anche presso: Banca del Germoplasma Vegetale dell’Università di Pavia - tel. 0382 984883 (mattino).

 


Data ultima modifica 11/12/2017
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